Perché scegliere make-up cruelty-free (e vegan) nel 2021

6 Dicembre 2020 No Comments

Perché scegliere make-up cruelty-free (e vegan) nel 2021

6 Dicembre 2020 No Comments

L’11 marzo 2013 entra in vigore il divieto dell’Unione Europea sulla sperimentazione in campo cosmetico. Il consumatore non deve più porsi il problema sui test. Oppure sì?

Perché alcuni brand si dichiarano e certificano cruelty-free mentre altri no? Solo questione di marketing?
Il suddetto divieto riguarda la sperimentazione su animali solo su territorio europeo. La produzione e la compravendita di prodotti testati altrove non sono vietati. Vale a dire che la grande distribuzione di prodotti di make-up e skincare che acquistiamo nei negozi europei provengono da marchi che sperimentano sugli animali in altri paesi e cioè nell’80% del mondo ad eccezione delle nazioni che hanno adottato lo stesso divieto o similare: Colombia, Regno Unito, India, Israele, Norvegia, Turchia, Canada e Taiwan.

Quindi sì, il consumatore deve porsi il problema sui test.

Nella Cina continentale (Mainland China) – ad esclusione di Hong Kong –  è obbligatorio che almeno il prodotto “finito” importato fisicamente sul territorio sia testato per essere venduto: se il brand non si cura di testare da sé o per conto di terze parti, il governo si curerà di svolgere quello che in gergo è chiamato post-market test. Aderendo alle politiche governative, i brand deliberano consciamente e volontariamente questi test. Non c’è modo di aggirare la legge.


E noi europei? Che cosa c’entriamo?
Il mercato si muove grazie al consumatore, spinto dal meccanismo di domanda e offerta. Siamo noi con i nostri acquisti a decidere in quale direzione si muoverà in futuro. Supportare un’azienda che insiste con la sperimentazione non lancia un messaggio anti crudeltà e non suggerisce alle aziende di chiudere con questo deplorevole capitolo.
Per farla breve, non basta che il presunto marchio dichiari di non testare per farla franca, in quanto è esplicito che per raggiungere gli scaffali cinesi il prodotto debba essere testato.
La domanda da porsi è: questi test sono innocui? In che cosa consistono i test cosmetici sugli animali?

Il beauty non cruelty-free nasconde
un segreto tutt’altro che “bello”

Vantare una certificazione cruelty-free valida serve a indicare ai consumatori che non si effettuano test su animali.

Sono infatti tra i 100.000 e i 200.000 animali all’anno a morire a causa dei test svolti solo in campo cosmetico tra cui conigli, cavie, porcellini d’India, ratti, scimmie e beagle.

Gli animali sono avvelenati, ustionati e accecati durante i test

Sebbene si pensi che questi test siano innocui, sono tutto fuorché umanamente accettabili. I test sono ripetuti per settimane o mesi. Viene somministrata oralmente un enorme quantitativo di sostanza fino ad ottenere la morte dell’animale oppure causare forme di malattia o tumore nella sua prole. La sostanza viene strofinata su pelle privata del pelo o somministrata negli occhi causando irritazioni, senza alcun tipo di sollievo dal dolore.

Le aziende potrebbero attingere da un ventaglio di oltre 7,000 ingredienti già testati ma che risultano, giorno dopo giorno, sempre fuori trend in un mercato così esigente e veloce, che chiede loro di ottenere prodotti sempre più all’avanguardia e che richiederebbero quindi sempre più sostanze “inedite” e quindi, da testare.

Scegliere cruelty-free e vegan oggi è lanciare un messaggio alle aziende che rinunciano ai test sugli animali e al mercato cinese che impone loro di accedervi solo accettando di testare o di commissionare i test. Ecco perché è così importante scegliere make-up vegan e cruelty-free.

I test sugli animali sono inutili

Non ha senso testare su animali in campo cosmetico. Non è garantito in nessun modo che le reazioni degli animali siano analoghe negli esseri umani. Nel 92% i casi di reazione umana non sono mai state riscontrate nei test.

Se come me non puoi permettere tutto questo e non puoi ledere alla vita di qualcuno per un rossetto o uno smalto smetti subito di acquistare dai brand venduti fisicamente in Mainland China o da quelli che decidono di testare nonostante l’inutilità di questo doloroso processo. Continua a leggere cosa vuol dire invece scegliere prodotti vegan.

Vegan non è sinonimo di bassa qualità. Sono moltissimi i prodotti vegan che adopero e che già adoperavo per la mia persona e per lavoro. I prodotti non vegan infatti, contengono derivati animali che provengono dallo sfruttamento di molti animali in tutto il mondo, ridotti a poco più che oggetti e che noi percepiamo come “ingredienti”: piccole percentuali di sostanza che arricchirebbero i prodotti di make-up e skincare.
Ma è davvero così? Per ogni ingrediente di origine animale ne esiste uno di origine vegetale capace di eguagliare e superare quelli attualmente – e per fortuna, sempre meno – impiegati in cosmesi.
Sebbene ci sia un’alternativa più che valida per ogni ingrediente di origine animale, molti brand di grande distribuzione trovano più facile, veloce e meno dispendioso ottenerli dagli animali.
La lista di animali “ingrediente” è lunga: api, capre, squali, vacche, suini, balene, pecore sono solo alcuni degli animali soggetti a fornire un dato ingrediente ad oggi al 100% sostituibile in forma vegetale.

Vegan non è sinonimo di scadente

Tra i miei prodotti preferiti, ancor prima che diventassi vegana, sono sempre esistiti un ottimo quantitativo di prodotti vegan: mascara, rossetti, fondotinta, ciprie e molti altri. All’epoca non credevo lo fossero, in quanto mi era stato inculcato che vegan fosse sinonimo di scadente. Le mie ricerche, i miei studi e i miei esperimenti in qualità di consumatrice e poi di make-up artist mi hanno fatto cambiare idea. La qualità di un prodotto non è relativa all’inclusione di ingredienti di origine animale. Solo la qualità complessiva delle sostanze adoperate, il dosaggio e la sinergia tra più sostanze funzionali sono realmente significative alla performance del prodotto.

Non basta che un prodotto sia cruelty-free affinché questo sia vegan e viceversa: l’uno non esclude l’altro. Lascia che mi spieghi meglio: non è detto che un prodotto vegan non sia testato sugli animali né che un prodotto cruelty-free non contenga un derivato animale. 
Ciò deriva da un uso improprio della parola “vegan” in campo cosmetico: esso escluderebbe dal significato del termine ogni forma di sofferenza e sfruttamento animale dal prodotto in toto. Continua però ad essere inteso come “assente di ingredienti di origine animale” dalla formula e non garantisce che il prodotto o parti del prodotto siano state testate su animali. 

Approfondisci leggendo Qual è la differenza tra vegan e cruelty-free


Cerca su Google se i brand di tuo interesse sono vegan e cruelty-free, o scegli da una lista di prodotti vegan di un brand cruelty-free ed utilizza le fonti che ho lasciato qui sotto per informarti.


Il mio augurio è che tu possa vivere in allineamento con i tuoi pensieri: se sei contro lo sfruttamento degli animali, scegli cosmetici cruelty-free e vegan. La bellezza non dovrebbe mai essere sinonimo di morte.


Fonti:
1. Testing cosmetics on animals – Wikipedia
2. Beauty brands that you thought were cruelty-free but aren’t – PETA
3. Cosmetics household – PETA
4. About the Standards – Leaping Beauty
5. Cruelty Free PETA
6. Cruelty Free Kitty
7. Test sugli animali sono inutili – Il Salvagente

foto originale di Tamas Tuzes-Katai

No Comments

Leave a Reply

Make-Up Artist, Beauty Creator, Photographer & Copywriter More?

Cruelty-Free Make-Up & Photography

×